#257 - 22 febbraio 2020
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Ambiente

In collaborazione con Centri di Ricerca Universitari internazionali

Istituto di Ingegneria Ambientale del Politecnico di Zurigo

Cambiamenti climatici

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Nelle estati pi├╣ calde sulle Alpi dovremo aspettarci una vegetazione sempre pi├╣ rigogliosa a quote medio-alte, comprese tra 1.300 e 3.000 metri sul livello del mare, e fiumi sempre pi├╣ secchi.
Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Climate Change dal gruppo dell'Istituto di Ingegneria Ambientale del Politecnico Federale di Zurigo, con il coordinamento dall'italiano Simone Fatichi e la collaborazione delle università di *Trento, Montreal, dell'University College di Londra e dell'Università di Tecnologia di Vienna.

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Gli autori dello studio hanno utilizzato modelli al computer per analizzare come rispondono le foreste alpine ai periodi estivi caldi e secchi, prendendo come riferimento l'estate da record del 2003. "Abbiamo scoperto, a sorpresa, che la vegetazione a quote medio-alte, a differenza di quanto accade nelle valli, risponde positivamente, sottraendo acqua al terreno, e quindi al bilancio dei fiumiÔÇŁ, ha spiegato all'Ansa, Fatichi. ÔÇťSecondo le nostre stime, il contributo della vegetazione alla riduzione della portata dei corsi d'acqua ├Ę di un ulteriore 30% rispetto a quello dato dal calo delle precipitazioni. Su scala annuale, tuttavia, i cambiamenti delle precipitazioni restano il fattore pi├╣ importante per il bilancio idricoÔÇŁ, ha aggiunto l'ingegnere ambientale.

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Lo studio potr├á aiutare a capire come le Alpi rispondono ai cambiamenti climatici, adattandosi alle temperature in crescita. "Ci aspettiamo che in futuro questo fenomeno di sottrazione di acqua al terreno da parte delle foreste alpine possa avvenire sempre pi├╣ spesso in estati calde e secche, andandosi a sommare alla riduzione dei ghiacciai e alla diminuzione delle precipitazioni. Il rischio - ha concluso Fatichi - ├Ę che la gestione delle risorse idriche nell'arco alpino durante i mesi estivi possa diventare sempre pi├╣ critica".

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