#239 - 4 maggio 2019
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarrŕ in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascerŕ il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finchč ti morde un lupo, pazienza; quel che secca č quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport č l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte č costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista č colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
Televisione

Televisione, gioia e dolore

Zapping

Frammenti semiseri di cronaca televisiva

di Luigi Capano

In questo piovoso scorcio d’Aprile, con la Primavera che tentenna, guardare la TV può essere – perché no! - un comodo diversivo.
Notte italiana c'e' una luce blu' / e' in ogni casa che brilla la tivvu' / e tutti intorno seduti a guardare / davanti a questo nuovo focolare / il padre al figlio dice: senti un po' / solo un consiglio è quello che ti do / tu nella vita comandi fino a quando / hai stretto in mano il tuo telecomando…
Ci sovviene, nella bruma uggiosa, l’indimenticabile sigla della mitica “Indietro tutta” di Renzo Arbore.

Tanti anni sono passati…Scoviamo nel mare magnum del web un’istruttiva polemica del giornalista Luca Telese nei riguardi del collega Fabio Fazio che, in una trascorsa puntata di “Che tempo che fa” si è occupato del drammatico fatto di cronaca del pullman carico di bambini dirottato da un senegalese con cittadinanza italiana e con l’intenzione – a quanto pare - di fare una strage, evitata grazie all’intervento eroico di tre bambini.
Il buon Fazio, però, ne invita in trasmissione soltanto due: uno egiziano e l’altro marocchino; e dimentica il terzo, italiano; sintetizzando così la vicenda: “Bus dirottato da italiano, cinquanta persone salvate da due non italiani”. Telese ha stigmatizzato “il buonismo melenso e ipocrita” del collega che ha deciso di cassare il bambino italiano “perché è molto più bello avere due bambini extracomunitari e trasformarli in un vessillo…ma è una falsificazione”. E paragona l’immagine dei due bambini invitati in studio - ripresa ampiamente dai quotidiani- a certe foto storiche della rivoluzione bolscevica ritoccate “dai fotoshoppisti ante litteram” ad usum delphini. Insomma, una rivisitazione politically correct del mito del buon selvaggio.

Si è molto discusso negli scorsi giorni, in prossimità del 25 aprile - da sempre celebrata nei media come data di fondazione etica della nostra repubblica democratica - sul comportamento “anomalo” del ministro Salvini che ha deciso di non partecipare alle cerimonie ufficiali dello storico festeggiamento. Sollevando finalmente un problema - che ha avuto eco in diversi salotti televisivi - da più parti avvertito ma che nelle “alte sfere” si finge di ignorare: il 25 aprile è una festa divisiva perché figlia di una guerra civile con cui non si è ancora trovato il coraggio o la forza morale di fare i conti senza scadere nel reciproco insulto; ha inoltre tradizionalmente una chiara connotazione politica partitica: non può pertanto essere una festa nazionale e mai lo sarà, con buona pace dell’ottimo Mattarella. Per il semplice lapalissiano motivo che ciò che divide non può unire e non può pertanto essere appellato “nazionale”. Una Festa nazionale è una festa condivisa in cui tutti devono potersi riconoscersi senza alcuna difficoltà. E a quanti affermano con tono predicatorio – come si è sentito in questi giorni – che è possibile criticare liberamente il 25 aprile proprio perché c’è stato il 25 aprile, rispondiamo con le parole argute di un giornalista che ci è caro, Leo Longanesi: “Non è la libertà che manca in Italia. Mancano gli uomini liberi”.

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