Mostra fotografica di Pepi Merisio aperta fino al 12 febbraio 2017
Venezia - Centro Culturale Candiani
Il gioco è una cosa seria
Nota di Raffaella Ferrari - curatrice della Mostra
Una selezione di oltre Sessanta fotografie vintage e modern print per raccontare con lo sguardo di Pepi Merisio, Il Gioco.
Un racconto dolce e insieme premuroso, delicato e puntuale nello stesso tempo, per svelare e quasi spiare in religioso silenzio un tema meraviglioso che coinvolge da sempre bambini e adulti.


La mostra raccoglie una serie di scatti in modo quasi seriale in diversi anni: frammenti di vita scattati durante i viaggi di lavoro, documentazione dei borghi italiani e non solo. Il gioco è un'evasione pura dalla realtà , una dimensione senza tempo in cui si è calati completamente in altri ruoli, concentrati in modo assoluto in una trama altra: dal divertimento al passatempo, dallo svago all'intrattenimento, ogni gioco ha le sue regole, e come nella vita c'è chi si impegna davvero, chi imbroglia o "bara", chi decide sempre e detta le direttive e chi accetta e dice sempre sì, senza creare problemi.


Il Gioco è una cosa seria, ed è senza dubbio uno dei primissimi approcci al mondo e ai nostri simili: è qui che emerge la fantasia, il carattere, la forza, la perseveranza e l'arrendevolezza di ognuno di noi.
Per Merisio all'epoca erano sicuramente momenti di vita “puriâ€, come dettava proprio la poetica Neorealistica e la tendenza fotografica e reportagistica di quegli anni, per noi oggi diventano documenti assoluti di tutta una tipologia e un'essenza del gioco che in parte non esiste più, e in parte si è radicalmente trasformata, lasciando spazio come molta della nostra vita negli ultimi anni, ai nuovi mondi digitali.
Dalle partite a calcio in piazza fino ai semplici giochi sulla neve, ogni scatto è quasi sempre all’aria aperta, a contatto con la natura; l'atmosfera è quella in cui tutto quello che succede e accade, viene percepito e accettato, accolto, quasi come forma di gioco: dalla neve in città , al lago ghiacciato per pattinare, dalle botti utilizzate durante la vendemmia, al nascondino tra i trulli ad Alberobello, fino a un semplice ramoscello, tutto diventa occasione di gioco. Non esiste un quando e un dove: dalla processione della domenica delle palme alle Necropoli, da Piazza Navona a Roma, a Piazza San Marco a Venezia, dal cortile interno della Basilica di Sant'Ambrogio a Milano, il gioco prende forma, in maniera spontanea e quasi innocentemente dissacrante anche in luoghi oggi considerati icone dell'arte e della storia, quinte impensabili oggi per scene di questo tipo.


Per Pepi Merisio “Fotografare significa documentare ciò che succede in un determinato momento, senza attendere fatti spettacolari. Perché lo spettacolo è la vita stessa e non bisogna forzare la vita. Fotografare significa essere sinceri con ciò che vediamoâ€.
E il gioco allora non è solo quello dei bambini ma anche quello degli adulti colti durante i passatempi classici, oggi relegati ai nostri anziani, ancora testimoni di queste abitudini e di questi giochi semplici: la tombola, le partite a carte nelle osterie, il girotondo, o la cavallina in maschera.
Come ha scritto Cesare Colombo, grande fotografo scomparso di recente e grande amico di Pepi Merisio “In Pepi, nelle sue fulminee (ma non casuali) occhiate ci appare vivissima una convinzione: i bambini ‘giocano’ come gli adulti vivono, e operano, come gli adulti lavorano, litigano, o si concentrano a pensare. Il gioco dei bambini è tale solo per noi, che ne abbiamo dimenticato tutta la serietà . In realtà si tratta di un vero allenamento alla vita... come lo è, su un altro piano, la scuola. Non a caso, ogni gioco che si rispetti è ispirato alla vita degli adulti, anche se le sue modalità vengono capovolte. Con una scelta inventiva che ogni volta ci meraviglia, e ci intenerisce. Le poche foto con i classici giochi riservati agli adulti (tombola, scacchi) ci confermano in questa opinione … La realtà , com’è noto, supera la fantasia: e sarà un recuperato fotogramma, il ricordo della nostra vita – appunto - come gioco, la vera fantasia che ci potremo permettere.â€


