#105 - 22 settembre 2014
ATTENZIONE ATTENZIONE CARI LETTORI, PER UN AGGIORNAMENTO TECNICO E REVISIONE DEL SISTEMA, IL NUMERO 378 DEL GIORNALE PROGRAMMATO PER IL 1° MAGGIO, E' ORA IN RETE IN FORMA RIDOTTA. IL prossimo numrro sara' in rete il 1° Giugno. CI SCUSIAMO PER L'INCONVENIENTE - BUONA LETTURA A TUTTI - Ora ecco per voi alcune massime: "Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all'infinito" (Jacques Attali) "I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perchè" (Mark Twain) "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo" (Nelson Mandela) "Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare" (Socrate) «La salute non è un bene di consumo, ma un diritto universale: uniamo gli sforzi perchè i servizi sanitari siano accessibili a tutti». Papa Francesco «Il grado di civiltà  di una nazione non si misura solo sulla forza militare od economica, bensì nella capacità  di assistere, accogliere, curare i più deboli, i sofferenti, i malati. Per questo il modo in cui i medici e il personale sanitario curano i bisognosi misura la grandezza della civiltà  di una nazione e di un popolo». Alberto degli Entusiasti "Ogni mattina il mondo è un foglio di carta bianco e attende che i bambini, attratti dalla sua luminosità , vengano a impregnarlo dei loro colori" (Fabrizio Caramagna)
Cinema

“Si alza il vento”

“Bisogna tentare di vivere” e saper morire.

di Giada Gentili

Un profondo amore per l’immagine, per la vita, per la natura. “Si alza il vento" è un altro piccolo gioiello Hayao Miyazaki (lui ha dichiarato sarà l’ultimo): un cartone dall’incedere positivamente lento ma inesorabile, com’è la vita stessa d’altronde. “Il faut tenter de vivre”- “Bisogna tentare di vivere” è il mantra della storia, che racconta del sogno realizzato (basato su una storia vera) di Jiro Horikoshi, l’ingegnere che progettò i caccia Zero inviati dal Giappone per entrare nella Seconda guerra mondiale, di questi neanche uno tornò a casa. Miyazaki non perdona la carneficina, ma giustifica l’uomo e il sogno, ed è nella dimensione onirica che comunica i suoi più grandi messaggi: la vita oltre la morte, la presa di coscienza che inizia proprio da quando si chiudono gli occhi e si entra nel mondo delle tenebre.

“Si alza il vento”“Si alza il vento”

Miyazaki ci mostra i due volti della Germania anni 20, quella dei tedeschi ciechi che trascinarono milioni di persone alla morte con la guerra, quella profonda e visionaria che arricchì la cultura mondiale con opere come “La montagna incantata”. Il Giappone, ancora così arretrato e lontano dall’occidentalizzazione, ai tempi inseguiva tecnica e aspirava alla perfezione. C’è anche l’Italia, la cui bandiera è sventolata dal famoso progettista di aerei Caproni, che Jiro incontra in sogno. Caproni rappresenta la parte più “artistica” e folle del mestiere sognato dal protagonista. Un quadro generale che non è poi così distante da quello odierno.

“Si alza il vento”“Si alza il vento”

Le donne che escono da fuori dallo studio Ghibli mantengono sempre un fascino signorile e così è stato anche per Nahoko, la ragazza di cui si innamora il protagonista e che riesce a dichiarare: “La vita è meravigliosa” senza sembrare una principessina giunta dal Castello di Walt Disney. Parlando di Disney, “Si alza il vento” quest’anno è stato battuto agli Oscar dal dolcissimo “Frozen”, nulla di scandaloso: una giuria di americani non poteva certo premiare un’opera che raccontava dell’uomo che ha progettato gli aerei dell’attacco a Pearl Harbor. Come tutte le ultime opere comunque, il film di Miyazaki non è certo ai livelli dei suoi primi capolavori, quello che però emerge più che in altri suoi film è la dimensione umana, terrena-terrificante ma entusiasmante che è così tangibile nel protagonista. Il suo slancio vitale è pari alla consapevolezza di morte di Nahoko, seppur entrambi nella storia tentino di vivere. Insomma va a finire che è quasi più credibile Jiro, che arriva direttamente dalla grafite, piuttosto che i vari comandanti e soldati eroi propinati al pubblico per raccontare della guerra.

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