#170 - 22 ottobre 2016
AAA ATTENZIONE - Questo numero rimarr in rete fino alla mezzanotte del 19 aprile, quando lascer il posto al numero 350. Ora MOTTI per TUTTI : - Finch ti morde un lupo, pazienza; quel che secca quando ti morde una pecora ( J.Joyce) - Lo sport l'unica cosa intelligente che possano fare gli imbecilli (M.Maccari) - L'amore ti fa fare cose pazze, io per esempio mi sono sposato (B.Sorrel) - Anche i giorni peggiori hanno il loro lato positivo: finiscono! (J.Mc Henry) - Un uomo intelligente a volte costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti (E.Hemingway) - Il giornalista colui che sa distinguere il vero dal falso e pubblica il falso (M. Twain) -
alimentazione

La sovranità alimentare

Di Guido Bissanti

La sovranità alimentare (l locuzione coniata da membri di Via Campesina nel 1996) enunciata alla conferenza internazionale a Tlaxcala (Messico), proposta in modo ufficiale al Forum parallelo al World Food Summit della FAO a Roma.

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Per sovranità alimentare si intende “il diritto dei popoli, delle comunità e dei Paesi di definire le proprie politiche agricole, del lavoro, della pesca, del cibo e della terra che siano appropriate sul piano ecologico, sociale, economico e culturale alla loro realtà unica. Esso comprende il vero diritto al cibo e a produrre cibo, il che significa che tutti hanno il diritto a un cibo sano, nutriente e culturalmente appropriato, alle risorse per produrlo e alla capacità di mantenere se stessi e le loro società”.

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Questa definizione viene ripresa nel 2007 dalla dichiarazione di Nyéléni(villaggio nel comune di Sélingué, Mali) a conclusione del forum sulla sovranità alimentare; fu così definita: “la sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo”.

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In economia è una politica che implica il controllo politico necessario ad un popolo nell'ambito della produzione e del consumo degli alimenti. Secondo i sostenitori della sovranità alimentare, i Paesi devono poter definire una propria politica agricola ed alimentare in base alle proprie necessità, rapportandosi alle organizzazioni degli agricoltori e dei consumatori.

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In Italia esiste una rete per la salvaguardia della Sovranità Alimentare: il CISA (Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare).
Il Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare è una rete di oltre 270 associazioni di categoria, organizzazioni non governative, sindacati, associazioni e movimenti sociali ed ambientalisti che hanno deciso di unirsi in una piattaforma italiana per sostenere la Sovranità Alimentare e tutte le questioni ad essa collegate. Per affermare tale principio, si propone e sostiene un modello agricolo sostenibile e di scala familiare, a tutela dell’ambiente ma anche e soprattutto degli equilibri sociali propri di ogni comunità.

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Il Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare si è costituito in occasione del Forum Speciale della FAO nell’ambito della 32° sessione del Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale nel novembre 2006, per rispondere alla richiesta di mobilitazione del Comitato Internazionale di Pianificazione (IPC), comitato riconosciuto quale garante del processo di consultazione della società civile presso la FAO.
Durante il suddetto forum l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura ha valutato l’andamento delle azioni e degli impegni presi per raggiungere il dimezzamento della fame nel mondo e le organizzazioni della società civile hanno proclamato con un’unica voce lo slogan “Vincere la fame si deve!”. Le organizzazioni membri del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare seguono con attenzione i grandi appuntamenti internazionali sui temi agricoli, sulla sicurezza alimentare e sulle risposte alla crisi alimentare globale; elaborano analisi e proposte, basandosi sull’esperienza e su una stretta collaborazione con le associazioni di piccoli produttori sparse in tutto il mondo.

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Ma la Sovranità Alimentare non può essere rivendicata e raggiunta senza una revisione del nostro modo di intendere il rapporto tra Uomo e Territorio; senza rivedere il senso più profondo del ruolo dell’Uomo nell’uso dei beni della Terra e senza la convinzione piena che tutto il modello rurale degli ultimi 60 anni vada revisionato nella direzione di una nuova visione umanistica dell’agricoltura e dell’alimentazione.
La Sovranità alimentare non può essere poi raggiunta se non si riscrivono alcuni principi etici senza i quali i prodotti agroalimentari, i loro derivati ed il sistema agroalimentare, vengono visti sempre e solo come merci e sistemi di scambio mercantile.
Il rapporto tra Uomo e Territorio è qualcosa di molto più profondo, dove l’interferenza con i sistemi ecologici ed i sistemi umani collegati, senza una Politica Umanistica, può comportare enormi squilibri sociali ed ecologici.
Per questo motivo al centro della sovranità alimentare ci sono le persone e non le politiche, i mercati o le imprese: contadini, pescatori, popoli indigeni, popoli senza terra, lavoratori rurali, migranti, allevatori nomadi, comunità che vivono nelle foreste, donne, uomini, giovani, consumatori, movimenti ecologisti, organizzazioni sociali.
Riprendendo uno dei principi fondamentali della Enciclica di Papa Francesco: la Laudato sì,è necessario riscrivere i trattati sull’agricoltura (a partire dal Trattato di Roma del 1957) nella direzione di una Ecologia Integrale senza la quale rischiamo di impoverire miseramente ed irreversibilmente Uomo e Pianeta.

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La sovranità alimentare, lungi dall’essere una moda o qualcosa di nostalgico è l’unico e vero criterio per la salvaguardia dei Popoli, delle loro identità, dei rapporti di giustizia tra gli stessi e di politiche realmente collegate alla capacità ecologica del Pianeta, nel rispetto delle tipicità e tradizioni locali.
L’ipotesi riduzionista del Libero Mercato (senza gradi di Libertà)* e di una concorrenza dei sistemi ecologici (qual è l’agricoltura con i suoi prodotti e l’apporto del lavoro umano) va totalmente riconsiderata in un modello economico ed ecologico di prossimità dove i processi ed i sistemi siano prossimi e consequenziali e dove la globalizzazione venga filtrata dall’unico sistema percorribile in esso: appunto la Prossimità.
La Sovranità Alimentare è una delle applicazioni delle Politiche di Prossimità. Queste Politiche non sono contrarie alla globalizzazione, anzi la regolamentano, la filtrano, la strutturano con un modello molto simile a quello dei corpi: da quelli microscopici a quelli più macroscopici fino al corpo sociale.
Non sappiamo se abbiamo molto o poco tempo per affrontare e risolvere questi temi ma sicuramente dobbiamo rivestirci di quella sana inquietudine che ci ponga nelle condizioni di essere nuovamente attori della Storia o se preferite nuovamente Sovrani.
Senza questo atteggiamento nessuna sovranità è possibile tantomeno la Sovranità Alimentare.

La sovranità alimentare

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